cerca nel web

Fusi Orari

Cerca nel sito

Se vuoi fare una donazione con un bonifico, questo e' il nostro IBAN:

IT29B0200854440000040550391

La nebbia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
La porta sbatté forte nella locanda e un distinto signore fece capolino dall’entrata. Era notte fonda e non c’era nessuno ai tavoli. Un garzone dall’aria pensierosa stava asciugando dei boccali in maniera distratta. L’uomo gli si avvicinò “Avete delle stanze in questo tugurio?” chiese. Il garzone lo fissò un attimo negli occhi, sembrava che il potenziale cliente fosse una persona altolocata, ma evidentemente non voleva dare nell’occhio se era venuto in questo posto di quart’ordine anche se i vestiti tradivano la sua classe sociale. “Posso svegliare il proprietario in modo da farvi avere subito un posto per stanotte” rispose.“No, aspetta” si affrettò a dire l’uomo, “portami prima da bere, ho la gola secca”, e si sedette a un tavolo vicino al bancone. Arrivò subito un boccale di birra.Dopo la bevuta, trovandosi più a suo agio, decise di scambiare perfino due chiacchiere con quell’inserviente taciturno. “Allora, come ve la passate da queste parti?”Sopravviviamo” gli rispose l’altro mentre stava asciugando il bancone con uno straccio. Poi sapendo che la domanda avrebbe messo l’avventore in imbarazzo continuò “ E voi, come mai siete capitato qui a Ubersreik?”. Un breve silenzio colse l’uomo per un attimo, “ beh, ehm.. mi trovo da queste parti per… affari” si affrettò a dire. Il garzone poteva immaginare quale genere d’affari si potessero fare a quell’ora di notte. Ubersreik era rinomata come un grande centro di contrabbando essendo una città di confine tra la Bretonnia e l’Impero. Ultimamente, soprattutto a causa dei recenti editti che imponevano pesanti dazi doganali, si vedeva transitare parecchia merce sospetta. “Bene, ma vi consiglio di non andare in giro certe notti con la nebbia, potrebbe essere pericoloso” suggerì alla fine.“Eh eh mio caro amico, non mi conosci, io non ho certo paura della foschia di notte e per quanto riguarda qualche malintenzionato so come sistemarlo.” Il tono dell’uomo s’era fatto più spavaldo e meno sospettoso. Evidentemente aveva capito che il garzone non voleva indagare ulteriormente sulle sue attività. “Sareste di opinione diversa se vi raccontassi un fatto successo anni e anni fa” disse il giovane. “Ah si?” replicò in tono di sfida l’uomo, “cosa sarebbe mai successo anni fa?”. “Ecco..non penso che un importante uomo d’affari abbia tempo per sentire un povero inserviente che farnetica, forse volete riposare.. vi accompagno di sopra.”“Senti servo” ,l’uomo adesso guardava con austerità il proprio interlocutore, “non sono abituato a lasciare i discorsi a metà.. se vuoi dirmi qualcosa starò qui a sentire..sono abituato a dormire poco di notte”. Il garzone guardò incuriosito l’uomo che aveva davanti, poi alla fine capì: quest’ultimo  aveva paura di essere scoperto e voleva sapere se quell’allusione era una minaccia di chissà quale organizzazione criminale.“Va bene se ci tenete tanto…” e il tranquillo inserviente smise di pulire, il suo tono divenne improvvisamente distaccato, come se stesse viaggiando in un’altra dimensione, vagando con lo sguardo sul nulla, mentre le ombre del salone sembravano avere vita propria. Dopo un attimo di pausa che sembrava non dovesse finire mai, iniziò a raccontare…   “Durante la vita, molte situazioni ci arrivano in maniera del tutto imprevista, a volte invece si possono nascondere tra le pieghe della nostra tranquilla quotidianità. La nebbia ad esempio…si dice che possa instillare pian piano bizzarri eventi forieri di pericoli, ma è solo una strana superstizione contadina e in quest’epoca dove l’ingegno delle razze nuove sta prendendo il sopravvento, queste credenze possono sembrare alquanto ingenue.Eppure ci sono luoghi di notte come Baourdox dove, al calar della bruma, si ha ancora quello strano disagio che ci fa pensare al sovrannaturale. Saranno i gargoyle di pietra delle cattedrali, che proiettano strane ombre sul fiume quando la pallida luna sorge dai colli che circondano la città, l’odore pungente del legno bruciato dai falò dei mendicanti o dell’aria stantia dei mille vicoli che si diramano come un labirinto impazzito dove la nebbia si insinua nascondendo strane storie… Prendere fiato, concentrarsi, mirare…ehhhh “VIA!”. Il coltello come un fulmine arrivò sulla X disegnata sul muro impattando col manico e facendolo tornare indietro sfiorando  il corpo del giovane che l’aveva lanciato. “Accidenti a te e ai tuoi trucchetti da baraccone!” esclamò, “guarda cosa mi sono fatto” indicando il vestito lacero su una manica.  Una risata beffarda illuminò il volto di un vecchio seduto lì vicino.  Era vestito di stracci come tutti i barboni della città, con lunghi capelli arruffati che si tenevano su da soli e una barba lunga e incolta, però aveva negli occhi lo sguardo di chi ha vissuto una vita intensa. “Eh eh, non ci sai fare ragazzo,sono mesi che ci provi ti devi rassegnare” disse riprendendosi il coltello che giaceva per terra. “Questo numero di abilità lo possono fare solo in pochi al mondo, non certo Gilbert il vasaio!”“Vasaio o artigiano…comunque sta di fatto che riprendere un coltello che si è lanciato al volo mi sa tanto di leggenda” obiettò il giovane.“Mio caro Gilbert dici bene…’leggenda’…la leggenda del più grande acrobata che il mondo abbia mai conosciuto: Max!”.Gilbert sapeva che il vecchio si riferiva a lui stesso, quante volte l’aveva sentito vantarsi del suo passato di funambolo presso i quattro angoli del mondo. “ Dovevi vedere la folla che veniva ad ammirarmi…” gli piaceva ripetere all’amico “c’erano tutti, dai dignitari di corte, ai nobili dell’ultimo momento, ai cavalieri di ogni ordine e grado…e tanta gente comune, davo risposte alle loro fantasie danzando sul fuoco e facendo numeri che avrebbero fatto impallidire anche il più avvezzo degli elfi!”. Gilbert sapeva che Max certe volte esagerava nei suoi racconti, però un fondo di verità c’era, visto che molti ancora se lo ricordavano giovane e aitante nei suoi famosi spettacoli itineranti. Poi venne la guerra..le orde del Caos minacciavano i confini a nord della Bretonnia dalle Terre Desolate. Dieci anni in cui Max lottò con la stessa foga con cui preparava i suoi numeri di acrobazia. La guerra fu vinta a caro prezzo e quando tornò a casa non riuscì più a usare la gamba destra, mettendo fine alla passione della sua vita. Poi la febbre rossa accusata dalla maggior parte dei reduci fece il resto, debilitandolo nel fisico e nella mente. Adesso Max aveva cinquanta anni, ma ne dimostrava venti in più, eppure era molto ammirato e rispettato da Gilbert, perché vedeva in lui la persona che non smette mai di lottare e di essere  un sognatore, nonostante il destino avverso.“Proprio il contrario di me, che lavoro in una bottega come apprendista e faccio di tutto per tenermi lontano dalle avventure”, pensò con ironia mentre osservava con  affetto il vecchio.“Beh, si è fatto tardi Max, io vado. Sei sicuro che non vuoi venire a casa mia?”. Gilbert faceva sempre la stessa domanda ogni volta che si congedava da lui, ma ormai dopo qualche anno aveva imparato a conoscerlo e sapeva già la risposta.“No vai pure, la città è la mia casa… e ci sto benissimo!” disse con una punta di orgoglio che neanche la malattia era riuscita ad annichilire. “Va bene come vuoi”, rispose Gilbert che si allontanò dalla piccola piazza, ma prima di svoltare l’angolo aggiunse sorridendo “ah, mi raccomando, se vedi dei soldati che ti vogliono arrestare per vagabondaggio fagli vedere il numero del coltello”.“Molto spiritoso ragazzo, molto spiritoso”, rispose da lontano Max, che non apprezzava affatto l’umorismo pungente del suo giovane amico. “Se parlassi di meno e ti allenassi di più saresti già un ottimo allievo! Ricorda che la festa del Patrono è tra pochi giorni!” continuò. Ma Gilbert era già lontano per sentirlo, non vedeva l’ora di tornare a casa.Quella sera la nebbia era dappertutto e non riusciva a vedere neanche a due metri di distanza. L’atmosfera cupa della città di notte non gli era mai piaciuta, quindi aveva imparato a camminare senza far troppo rumore e a trovare sempre la via più breve tra gli innumerevoli vicoli che circondavano i vecchi palazzi dei quartieri popolari. Stranamente però ora  non riusciva ad orientarsi, gli sembrava come se  stesse ripetendo lo stesso percorso più volte. “Maledetta nebbia!” pensò, le poche luci non riuscivano a guidarlo e allora si costrinse ad andare avanti alla cieca, ma ogni minuto che passava si sentiva sempre più a disagio.  Dopo circa dieci minuti in cui i suoi pensieri si facevano sempre più cupi, Gilbert si ritrovò di nuovo nella piazzetta dove aveva lasciato Max. “Che strano, devo aver sbagliato strada” rifletté grattandosi la testa, “beh, poco male, vediamo se c’e’ ancora il vecchio pazzo”.Iniziò a cercarlo, poi non vedendo nessuno provò a chiamare:“Ehi grande acrobata, dove ti sei cacciato?”.Nessuna risposta. Il luogo, già lugubre prima, aveva un aspetto diverso da come se lo ricordava. Non sapeva dire in cosa fosse cambiato, come se una nebbia più fitta in quel posto facesse distorcere le immagini degli edifici circostanti. Camminando molto cautamente verso il lungofiume fu pervaso da uno strano odore..un odore così penetrante che ebbe la sensazione di svenire.. come se fosse… “Sangue!”. Si accorse che il tanfo proveniva da una pedana  sotto un ponte. Sporgendosi da una ringhiera non riuscì a credere ai suoi occhi. Ciò che un tempo era stato il corpo di Max ora era sparso lungo il selciato, si riusciva appena a distinguere la carcassa sventrata, mentre una figura era chinata su di essa. “Altolà!”, intimò all’individuo di sotto. Poi con un balzo scese le scale e si avvicinò alla persona. Solo allora si rese conto che preso dall’ira non si era accorto di essere totalmente disarmato. D’un tratto però, la sagoma si alzò dal cadavere di Max, e il giovane potè focalizzare una donna che ora lo fissava… una bellissima donna, senza età, giovane nell’aspetto ma al tempo stesso matura, che rimase ferma e immobile fissandolo con in mano il cuore preso dal corpo esamine, che si  portò alle labbra baciandolo. All’improvviso si mise a correre dalla parte opposta. Gilbert, che ancora non si era ripreso dall’incredibile scena a cui aveva assistito, decise di non farsela scappare. Appena girò l’angolo però, per poco non cadde nel fiume, visto che la pedana finiva dopo mezzo metro verso sinistra. Della donna non c’era traccia.. “Ma che diamine sta succedendo!” urlò dalla disperazione, poi torno sulla scena del delitto ma il corpo di Max era sparito, c’era solo il suo coltello.Dovevi tornare a casa Gilbert”… sussurrò  una voce  maschile proveniente dall’ambiente circostante, ma non vide nessuno intorno. “Ora per te non ci sarà scampo”. Preso dal panico, si impossessò di istinto del coltello di Max e iniziò a correre per i vicoli come un forsennato. Vedeva  solo nebbia densa che si trasformava al suo passaggio, come mille mani che accarezzavano il suo viso e gli sussurravano parole di morte. Corse ancora più veloce di quanto le sue gambe gli potevano permettere. Si sentì bruciare i polmoni dalla fatica e si fermò vicino a un muro. Doveva avvertire qualcuno. Finalmente riuscì a distinguere l’ombra di una porta, vi si scaraventò addosso per bussare. “Aprite!”, supplicò mentre sperava di sentire qualcuno. Dopo qualche istante la porta si aprì ma non c’era nessuno dietro. Gilbert entrando si trovò di fronte una piccola stanza illuminata debolmente da qualche candela. Al centro, ad un tavolo  c’erano tre persone  e altrettante stavano in piedi ai lati. Avevano tutti un’età abbastanza giovane ed erano vestiti bene. Sembrava che fossero più dei nobili che della gente comune. Non ebbe il tempo di riflettere che la porta si chiuse dietro di sé e fu colto da un attimo di panico. “Benvenuto a casa, ti stavamo aspettando”, disse l’uomo al centro del tavolo. Aveva un aspetto molto più elegante degli altri, occhi indecifrabili sembravano schernire  chi li osservava.  Si alzò dal tavolo e iniziò a passeggiare nella stanza. I suoi movimenti erano così armoniosi  che sembrava danzasse ad ogni passo. “Mi presento, mi chiamo Gaston e questi sono i miei amici.” La sua voce era una lama che tagliava l’aria carica di tensione della stanza. “Questa di sicuro non è stata la tua notte fortunata…ehh, no”. Sorrise, ma era una più un atteggiamento di circostanza, come se si trovasse a qualche antica festa di alto rango. All’improvviso smise di camminare e guardò fisso Gilbert che era paralizzato da quando l’aveva sentito parlare. “ Tu sai chi siamo, vero?” disse Gaston. Gilbert si accorse che  l’ultima parola pronunciata da quell’uomo era  la stessa che aveva sentito nella nebbia mentre fuggiva. “S..siete come quel mostro che ha ucciso Max!”, riuscì a dire con un filo di voce.“ Mah, addirittura mostri, non esagerare amico mio”, rispose Gaston mentre aveva assunto un tono quasi paterno. “Non siamo come la gente ci vuol vedere. Io e i miei fratelli cerchiamo solo di sopravvivere in questo assurdo mondo che c’ha condannati a vivere di notte e a rimanere dannati in eterno. Non pensi che siamo messi un po’ male? La verità è che siamo dei disperati Gilbert, altro che mostri. Aneliamo il riposo eterno ma siamo costretti a uccidere per la sete di sangue che ci domina.” Si poteva notare una vena di tristezza nelle ultime parole da parte dell’uomo.Gilbert aveva capito che era in trappola, doveva pensare a qualcosa per uscire da quella situazione,l’unica via di fuga era la porta, le altre persone erano abbastanza  lontane ma  Gaston era troppo vicino a lui. Doveva allontanarsi indietro senza farlo vedere e cercò di prendere tempo continuando a parlare. “Tu sei ..una creatura del male?” gli domandò.  Gaston  sospirò e si rimise a sedere. Il suo tono era stanco..come se avesse sentito centinaia di volte quel tipo di domanda.”Ma che ne sai tu, misero mortale, del bene e del male? Ho visto più cose io in mille anni di chiunque altro come te. Siete bravi a fare gli eroi solo quando ne va della vostra vita ma in realtà siete capaci delle più spregevoli azioni. Aggirate, ingannate e uccidete anche per il solo piacere di farlo. Fomentate guerre per la vostra cupidigia, bruciate villaggi, sterminate innocenti.Il male più subdolo e terribile è quello che si nasconde nell'uomo normale, questa è la realtà.”“Ti sbagli, non tutti gli uomini sono così” replicò Gilbert che ormai era quasi a portata di mano dall’uscita. “E comunque tutti i discorsi che fai servono solo a giustificare te stesso per quello che sei: una creatura immonda che uccide a suo piacimento.” Gaston ora era seccato dall’atteggiamento di quel presuntuoso giovanotto. Si alzò di nuovo dal tavolo.“ Prima che arrivassi tu  a interferire non davamo fastidio a nessuno in questa città.” Il suono tono era quasi adirato, e aveva perso quella flemma che possedeva fino ad un istante prima. “ Uccidevamo solo vecchi barboni, persone che sono considerate alla stregua di topi da parte della gente comune e che trascinano la loro vita verso il fondo. Noi gli abbiamo abbreviato questo percorso. E il tuo amico non era diverso dagli altri!”.Poi con uno sguardo iniettato di odio e di bramosia di morte fissò di nuovo Gilbert. “Ora dovremo uccidere anche te, se non vogliamo avere tutti i cacciatori di streghe della Bretonnia in città”. Fu un attimo,  Gilbert si spinse con la schiena verso l’uscita e pregò tutti gli dèi che gli venivano in mente in quell’istante che la porta non fosse bloccata….e infatti  si aprì! Scappò fuori con tutta la velocità di cui era capace, ma stranamente non sentì passi dietro di sé che lo rincorrevano. Poteva  però udire nella nebbia la voce di Gaston .”Il tuo fuggire è vano, finchè sarai vivo non potrai mai liberarti di noi!”. Sentiva questa frase ripetuta in un’eco infinita ad ogni angolo di strada, non sapeva dove stava andando poiché la fretta e la nebbia non gli davano alcun aiuto. D’improvviso, davanti a lui, si materializzò la figura di donna che aveva visto prima, che ora lo fissava con uno sguardo strano. Non capiva cosa gli stesse accadendo, però sentiva come se una forza esterna gli impedisse di muoversi. La donna gli si avvicinò con un movimento spettrale.. “Povero Gilbert, ancora non ti rendi conto di quello che ti è successo vero?”. Detto questo gli diede un bacio gelido che lo fece tremare. “Sono stata io a farti venire da me facendoti credere che avevi sbagliato strada” continuò la donna mentre Gilbert cercava di concentrarsi per muovere i muscoli immobilizzati  del suo corpo. “Dovevo far credere a Gaston che fosse stato un incidente, lui  approva solo che prendiamo i vecchi derelitti di città.  E’ un paranoico, ha sempre paura di essere scoperto…ma io avevo tanta voglia di carne fresca…” Detto questo spuntarono denti aguzzi dalla bocca della dama  che strinse a sé il ragazzo. D’improvviso però  si sentì una voce da un vicolo vicino. “Ehi bella, se quello non ce la fa, ci sono qua io a tua disposizione ah ah!” , un ubriaco uscì allo scoperto con una bottiglia in mano mentre barcollando si appoggiava su un muro. La dama distratta da quell’intrusione distolse lo sguardo da Gilbert  che approfittò subito per fuggire. Non riusciva ancora ad orientarsi, ma sapeva che quelle creature erano attorno a lui e giocavano come il gatto col topo. Si divertivano, prima di fargli terminare la sua stupida vita. “Il tuo destino è segnato, sei condannato alla  morte..”, si sentiva ripetere mentre continuava a correre , era la voce di Gaston mescolata ad altre in un effluvio di note di dannazione  e disperazione. D’un tratto si ritrovò vicino a un ponte. Preso dall’angoscia decise d’istinto di buttarsi in acqua. Anche nella corrente tranquilla del fiume, Gilbert faceva fatica a nuotare poiché era esausto, ma riuscì a raggiungere la sponda opposta dove l’ombra del ponte e una massiccia  rete di alghe e rampicanti offrivano un buon riparo. Era sicuro che l’avrebbero trovato subito. Aspettò immobile come una persona che attende un destino ineluttabile.    Stranamente però non sentiva nessuna voce, come se avessero smesso di cercalo. Dal suo nascondiglio poteva vedere che la strana nebbia non arrivava sul fiume… “Non possiamo spingerci oltre , le acque reflue ci sarebbero fatali”. Era la voce di Gaston, proprio sopra di lui. Erano più vicini di quanto pensasse! Evidentemente l’ultima frase era rivolta ai suoi seguaci, “allora non sono invincibili!”, pensò Gilbert mentre gli apparve un barlume di speranza in quella notte maledetta. Dopo qualche minuto capì anche perché non riuscivano a localizzarlo. “Sentono l’odore delle vittime come i segugi” riflettè tra sé , ed essendo immerso nell’acqua non avevano più un punto di riferimento. Gilbert sapeva che quella era una situazione temporanea, un piccolo imprevisto nel loro piano. Doveva sfruttare questo minimo vantaggio. Focalizzando un’ombra più oscura lungo la sponda si spinse in quella direzione. Alla fine si trovò davanti a un vecchio condotto fognario ancora in uso  abbastanza grande da poterci passare.Con la massima prudenza entrò dentro. Salì sul marciapiede rialzato che  costeggiava il canale di scolo, facendo attenzione a non finirci dentro e camminò finchè  non si sentì al sicuro. “Perfetto, ora non mi sentiranno in mezzo a questo fetore”, pensò con ironia che era  l’unica cosa che lo teneva ancora attaccato alla realtà e non l’aveva fatto impazzire.. D’un tratto crollò per terra esausto. Non aveva avuto un attimo di respiro e tutti gli avvenimenti di quella notte gli sembravano talmente irreali che aspettava da un momento all’altro di svegliarsi. Passarono diversi minuti, mentre guardava la volta del condotto…a un certo punto gli venne davanti agli occhi l’immagine di Max,  l’uomo che era stato la sua guida per un lungo periodo ora non c’era più.. “Max….perché te ne sei andato…sono solo ora”, un pianto silenzioso disegnò il volto di Gilbert. Mille ricordi  sull’amico affioravano adesso nella sua mente, momenti allegri e meno allegri in cui Max con la sua lucida follia dispensava gemme di saggezza che sapevano guidarlo in ogni avversità, e ora più che mai capiva l’importanza di avere qualcuno affianco in casi disperati come questo. “Devo trovare qualcosa per annientarli, solo così posso uscire vivo da questa faccenda”, disse riprendendosi. Riflettè sugli ultimi istanti di quella notte e stranamente i suoi pensieri si soffermarono per un attimo sulla voce dell’ubriaco che in qualche modo gli aveva salvato la vita, gli sembrava che avesse un tono familiare.  Non avrebbe potuto aiutarlo nessuno stavolta, doveva cavarsela da solo. Pensò a quante creature come quelle potevano esserci là fuori, lui ne aveva contati sette compresa la donna, ma anche se erano di più non aveva importanza. Doveva tentare di ucciderne quanti più possibile in una volta sola. “E’ l’unica soluzione”, pensò, “ma come farlo?”. A Gilbert non veniva in mente nessuna arma così potente da poterli annientare all’istante, a meno che non avesse avuto un cannone o qualcos’altro per farli esplodere in aria, non poteva certo rubare la polvere da sparo nell’Armeria Reale. Poi si ricordò che da lì a qualche giorno ci sarebbe stata la festa del Patrono e di aver visto l’imbarcazione di un commerciante del Catai che avrebbe fornito i fuochi d’artificio per quell’evento. Doveva ritornare nel fiume, sperando che la merce non fosse già stata trasportata nei magazzini. Una volta uscito dal tunnel, Gilbert si orientò seguendo i profili dei ponti che attraversava nuotando, tenendosi sempre accanto alla sponda. “Ecco ci siamo”, disse. Per sua fortuna l’imbarcazione che cercava era molto particolare e riconoscibile rispetto alle altre. Era piena di decorazioni e colori vivaci, che rispecchiavano l’attività del proprietario e gli erano rimasti bene in mente. La nebbia stavolta lo favoriva, e nell’oscurità si accostò alla barca .Vi salì sopra aggrappandosi al sartiame che scendeva giù lungo una fiancata. Era sopra il ponte. Doveva agire molto cautamente, se fosse stato scoperto sarebbe sfumata la sua ultima possibilità di sopravvivere. Per fortuna il proprietario della barca stava dormendo, non gli ci volle molto a neutralizzarlo con un  colpo alla testa. Dopo aver sistemato il pover’uomo sul molo, levò gli ormeggi e si allontanò navigando lungo il fiume. “Devo trovare un posto adatto per un’imboscata”, pensò Gilbert. Non gli veniva in mente niente in quel momento, d’un tratto però realizzò che il posto adatto era a pochi kilometri dalla città. Era l’antico tempio di Shaylla, ormai sconsacrato da decenni e in perenne stato di abbandono. Gilbert sapeva molto bene che era questione di poche ore e l’avrebbero trovato, gli risuonavano ancora in mente le parole di Gaston :” Ora dovremo uccidere anche te, se non vogliamo avere tutti i cacciatori di streghe della Bretonnia in città”. Già, non l’avrebbero lasciato andare, rappresentava un rischio troppo grosso per loro. Qualche decina di minuti dopo che era uscito dalla città la nebbia sparì e lasciò il posto alla fioca luce della luna crescente. Dopo un po’ riuscì ad intravedere la rocca che si ergeva su una sponda del fiume e sopra di essa l’antico tempio. Quest’ultimo era completamente in rovina, ma ancora intero nella sua struttura, come un essere che arriva alla fine dei suoi giorni ma si rifiuta di morire. Arrivato ormai in prossimità della rocca ormeggiò la barca. Ora doveva sistemare la polvere da sparo. Aprì le casse e svuotò i fuochi d’artificio di tutta la polvere pirica,e poi mise quest’ultima in altre casse più piccole. “Ce n’è abbastanza per sparare dieci cannonate” pensò soddisfatto Gilbert. Una volta finito il lavoro, trasportò le casse lungo il sentiero che dalla terraferma portava all’ingresso del tempio. Ci mise quasi due ore a sistemare tutto, ormai i suoi vestiti erano ridotti a brandelli e non sentiva più i suoi muscoli per la fatica. Ma alla fine ce l’aveva fatta! Ora la polvere da sparo era sistemata in una piccola nicchia semi nascosta della navata laterale. Gilbert si guardò intorno, sentiva che mancava poco al momento cruciale e l’aspetto lugubre del vecchio tempio non lo rassicurava affatto, neanche quando accese tutte le candele per attirare i suoi inseguitori. Aveva finito.Il suo piano era abbastanza semplice: una volta entrate quelle creature dall’ingresso principale lui avrebbe acceso la miccia scappando dall’uscita secondaria e dopo pochi secondi sarebbe stata la fine…la sua o quella degli altri. Iniziò a sentirsi nervoso e a girovagare dentro il tempio, vicino a una colonna trovò una vecchia acquasantiera ancora piena. “Sarà l’acqua piovana che è penetrata dal soffitto” , pensò, ”ma visto  che ormai devo morire almeno spero che uno di quei demoni muoia in qualche maniera”. E dicendo questo infilò la punta del coltello, che una volta era stato di Max, nell’acquasantiera. Appena finito quel gesto, Gilbert sentì uno strano rumore proveniente dall’ingresso principale.”Ecco ci siamo!” prese una candela,si fece coraggio e si nascose vicino all’uscita secondaria aspettando che la sorte facesse il suo corso. Con sua grande sorpresa sentì il portone dietro di lui schiantarsi. Non fece in tempo a girarsi che si trovò circondato da quegli esseri immondi. Gilbert era paralizzato dal terrore, il suo piano era miseramente fallito. “Ma bravo…ottima pensata!”. Era Gaston che si fece  largo tra i suoi simili. “Davvero un’idea degna di un essere umano, una bella strage e non se ne parla più , eh?” Ormai il suo tono era quasi acuto e riecheggiava in tutto il tempio come la voce di un vecchio dio adirato. “Peccato che ora tu non abbia più nessuna alternativa se non quella di porre fine alla tua misera esistenza”. Gilbert si rialzò con la forza della disperazione e sorprendendosi anche lui riuscì a correre verso l’interno della navata centrale.”Lasciatelo a me!” ordinò Gaston, mentre già pregustava la sua giovane preda. Gilbert non riusciva a ragionare, voleva solo scappare. Vide le scale che portavano alla balconata interna sopra l’altare e incominciò a salire velocemente incurante dei pericolosi scricchiolii  che  sentiva ad ogni gradino. Una volta giunto sopra poteva vedere il lento avanzare dei vampiri tra le vecchie panche di preghiera mentre sentiva Gaston che saliva già le scale. Gilbert focalizzò la sua attenzione su un portacandele che stava proprio sopra la miccia.“Se potessi far cadere quella candela almeno il mio sacrificio non sarà vano”penso tra sè.  “Un mondo perfetto è un mondo di stolti”,  era la voce di Gaston  che si faceva sempre più cupa man mano che raggiungeva la sua vittima, “ solo noi esseri errabondi, e ripugnanti alla maggior parte della gente, possiamo dare un po’ di piacere a questa vostra inutile esistenza”. Sembrava che le parole di Gaston andassero all’unisono con i suoi passi lenti e tranquilli…i passi della Morte quando viene a prendere il suo compenso. “La vita, mio caro Gilbert, non è che la più ingannevole delle illusioni data dagli dei per il loro puro divertimento personale….Gilbert…siamo solo pedine, chi può dire chi è la vittima e il carnefice? Fa tutto parte di quel destino buttato a caso dal Caos e dalla Legge a cui non importa nulla di noi…”. Ormai Gaston appariva sulla balconata. Gilbert era come paralizzato..l’unica via d’uscita era impraticabile, sarebbe morto come un topo. “L’ora è suonata” proseguì Gaston mentre era  a pochi passi da Gilbert “ suona per te…per noi tutti, ma tu raggiungerai prima di me il tuo destino e la fine della tua favola”. Detto questo il vampiro aprì le sue braccia su Gilbert…Ma il destino cambiò in un istante.Come un fulmine a ciel sereno, Gilbert fu colpito da una strana intuizione. Decise in una frazione di secondo di emulare il vecchio numero del coltello imparato da Max. Neanche l’attimo di un respiro e lanciò il pugnale verso il portacandele. Come se una mano invisibile lo guidasse, il coltello colpì il suo bersaglio facendo cadere la candela proprio sulla miccia tornando indietro. Gilbert lo riprese al volo e senza un attimo di esitazione girandosi su sé stesso lo rilanciò contro Gaston. Il coltello si conficcò nel collo del vampiro che cadde subito in ginocchio con l’espressione stupita di chi non capisse cosa stava accadendo. I vampiri al piano terra erano in preda al panico ma  invece di scappare la loro sete di sangue prese il sopravvento e, non accorgendosi del pericolo imminente, si misero a correre verso le scale. Pochi secondi e sarebbe scoppiato tutto. Ma in quei brevi attimi, come se il tempo fosse sospeso, Gilbert sentì le ultime parole di Gaston ancora in ginocchio con il sangue che gli scendeva copioso dal collo. “Guardami mortale…questo è sangue umano, il tuo pugnale benedetto da Shaylla mi sta facendo morire, ma mi ha fatto anche il dono di assaporare per un istante la vita di un vero essere vivente..muoio felice anche se andrò all’inferno, ma il tuo di destino ormai è segnato!” disse con un tono che non si capiva se fosse di compassione o ironico. Detto questo, Gaston crollò esanime per terra. Gilbert non ebbe tempo di interrogarsi su quella strana frase e quando vide che ormai la fiamma della miccia era vicina all’esplosivo guardò la finestra  vicino al muro e senza pensarci vi si scaraventò rompendola in  mille pezzi e cadendo per alcuni metri a strapiombo sul fiume. L’impatto con l’acqua fu come attraversare un muro, ma in quell’istante sentì anche il fragore dell’esplosione del tempio. Dentro al fiume rimase stordito per pochi secondi mentre alcuni detriti   cadevano vicino a lui. Alla fine si riprese e vide una colonna di fumo e fiamme vorticose che avvolgevano quello che era rimasto del luogo sacro, e , Gilbert sperava, anche di tutti quegli esseri malvagi. Dopo qualche minuto tentò di ritornare alla barca, ma questa era affondata a causa dei resti del tempio che  cadevano giù dalla rocca.. Il fuoco sarebbe stato visto dalle guardie cittadine mettendole in allarme e pensò  che aveva avuto abbastanza guai per quella notte. A questo punto decise di allontanarsi il più possibile verso la terraferma. Arrivato alla sponda, salì sul terreno e guardò da lontano il vecchio tempio in fiamme. Spossato dalla fatica si gettò per terra e dopo qualche istante ripensò a tutta quella strana storia…alla voce del passante che gli aveva salvato la vita…al coltello che sembrava andasse a colpire da solo come se avesse un anima, alla fine capì. “Grazie Max, mi hai salvato la vita..” e sentì nelle sue orecchie ancora una volta la risata beffarda del suo vecchio amico…  “Ah ah ah! Questa è la storia più ridicola che abbia mai sentito!”. La risata dell’avventore fece trasalire il garzone che era come in trance quando aveva appena finito di raccontare la storia. “Un misero vasaio che fa fuori un gruppo di vampiri tutto da solo e la fa franca, ridicolo ah ah” continuò l’uomo mentre si faceva beffe del racconto, forse perché rassicurato dal fatto che non c’era nessuna minaccia di qualche organizzazione criminale a lui ostile. Io non ho mai detto che quel ragazzo se la sia cavata”. La voce del garzone ora era diversa, quasi innaturale. L’uomo smise di ridere e iniziò a sentirsi strano…come se fosse quasi paralizzato. L’inserviente con un solo gesto gli strappò la carne dal collo e ne bevve avidamente il sangue. Il corpo dell’uomo cadde senza vita trascinandosi per terra il tavolo con le bevande. Il giovane prese subito il corpo e lo portò nel viottolo sul retro lavorando la ferita con un coltello. Il giorno dopo a tutti, compresa la guardia cittadina, sarebbe sembrato un regolamento di conti o una vittima di qualche tagliagole. Quando tornò nella locanda il giovane garzone incominciò a pulire con stracci il pavimento pieno di sangue mentre si mordeva una vecchia ferita sul labbro per il bacio di una strana dama tanto tempo fa.D’un tratto si spalancò interna e ne uscì l’oste. “Diamine Gilbert, ma che cosa diavolo è successo, ho sentito un frastuono che m’ha svegliato!”. “Non si preoccupi signore, sono stato io. Ho fatto rovesciare incidentalmente il tavolo mentre pulivo, me ne scuso”.“Sai che me ne faccio delle tue scuse?” rispose sgarbatamente il grasso oste. “Mi hai svegliato a notte fonda…se combini un altro caos del genere ti rimando in Bretonnia da dove sei venuto, sei fortunato che nessuno se la sente di fare il turno di notte di questi tempi”. Detto questo se ne andò e risbattè la porta. Ma il ragazzo non lo ascoltava, era perso da mille pensieri mentre strofinava il bancone ormai pulito, sentiva solo applausi e  ovazioni…applausi e ovazioni…  “Applausi e ovazioni , signore e signori, applausi e ovazioni per il più grande acrobata di tutti i tempi!!” L’imbonitore stava sul palco in mezzo alla piazza della città, erano venuti in tanti per la festa del patrono, ma ancor di più per vedere all’opera un grande artista. Folle di bambini festanti si radunavano lì vicino, gente di ogni estrazione sociale era venuta per assistere allo spettacolo. “Signore e signori..ecco a voi l’unico..l’inimitabile..MAX!”. Al suono di quel nome tutta la folla andò in delirio…e apparve lui, bello e atletico, nel suo abito sgargiante . Mentre passava tra un corridoio di gente tutte le donne erano incantate e tutti gli uomini pieni di ammirazione. Alla fine salì sul palco salutando il suo pubblico. “Ed ora”, continuò l’imbonitore, “il grande Max si esibirà nel suo famoso numero dei cerchi di fuoco!”. Si sentì un lungo applauso che accompagnò l’inizio dello spettacolo.“Ehi mamma,” la voce squillante di un bambino interruppe una donna che stava applaudendo.

“Dimmi caro..” rispose lei. “Da grande voglio diventare come Max ed essere forte come lui”. Lo sguardo della donna pieno di dolcezza si unì a un piccolo bacio sulla fronte del bambino.”Va bene Gilbert, ora  però vediamo cosa fa il tuo eroe”. Il ragazzino tutto contento annuì e mentre guardava lo spettacolo i suoi occhi si riempirono di gioia.

 

 

(L'autore del racconto autorizza la pubblicazione)

Commenti
Nuovo Cerca
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
 

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 

Translator

Pubblicita'

login

Ultimi commenti

Powered by Joomla!. Valid XHTML and CSS.